-Ti vedo sai? Lì riflessa nello specchio a giudicarmi, cara mia “me stessa”!-
-Mi fa piacere che tu mi abbia notato.-
-Ti ho notata da tempo. Ti sento ogni giorno, ogni momento della mia vita.-
-Della nostra vita.-
-Nostra? Non credo! Tu sei solo un riflesso e non sarai certo tu a decidere, poi solo seguire le mie scelte.-
-Le tue scelte sono una noia mortale, cara. Non senti che sono più vicina e viva che mai?-
-No!-
-No? E come mai abbassi lo sguardo?-
-Eccomi, ti guardo negli occhi.-
-A me non interessa, prima o poi sarai tu a prendere il mio posto. Sarai la mia bambola e farai tutto quello che voglio!-
-Povera immagine riflessa! Non accadrà mai!-
-C’è tempo, il mio lavoro è lungo ma, filo dopo filo, sto tessendo la mia tela. Non senti il mio abbraccio?-
-Sei tu quel senso di fame che mi perseguita, dunque!-
-Esatto! Una fame che non riesci a saziare, non è vero? Perché la fame che senti è la mia. E non è di cibo che ho bisogno, ma di emozioni forti e tu sai cosa intendo, come quando camminavi nella notte e hai sentito quel ragazzo importunarti. Volevi che ti seguisse fino a casa, non è vero? Lo volevi invitare ad entrare e poi la voglia smaniosa di conficcargli il coltello nell’addome per assaporare il momento in cui la sua vita svaniva nei suoi occhi.-
-Taci!-
-Prima o poi sazierai la mia fame.-
-La tua dieta inizia adesso! Non assaporerai mai più una sensazione come quella dell’altra notte! Il tuo regime di emozioni è incominciato e ti ridurrò all’osso, fino a quando scomparirai!-
-Io controllerei in salone, proprio sul divano, mia cara. Di chi credi sia il sangue sulle tue mani? Io sono già qui, o lo hai dimenticato?-